sabato 23 marzo 2013

Un e-book e un'intervista.

Ieri è uscito in rete, sul sito di bookrepublic un instant book (un e-book, in effetti) gratuito, con una serie di interviste di analisi del voto, in chiave ecologista. Elezioni 2013. Sconfitto l'ambientalismo politico, quale ecologia in Parlamento. Le analisi dalla rete.


Nel libretto c'è anche l'intervista al sottoscritto, condotta da Andrea Fontana; intervista che si discosta un po' dal punto di vista espresso nel titolo del libro. Per me, e per come conosco, anche personalmente, i militanti e gli eletti del Movimento Cinque Stelle, l'ecologismo è entrato in parlamento, forse per la prima volta con uno slancio tale, che potrebbe anche forzare la sinistra a fare il suo mestiere che, un tempo, era la critica del modo di produzione capitalistico e oggi, in mezzo alla più grande crisi sistemica dell'industrialismo globalizzato, sembra attardarsi a fare da supporto alle oligarchie finanzcapitaliste che vivono dell'insostenibilità ecologica, economica e sociale. Scaricare il libro non è difficile, basta andare sul sito di bookrepublic, registrarsi e passare per la cassa anche se il costo è 0 euro.


Di seguito vi passo la mia intervista (sperando di non violare troppo il Copyright). Le note evidenziate fra parentesi le ho aggiunte io.

Lasciate parlare gli sprovveduti!



di Andrea Fontana


Luca Pardi, presidente di Aspo Italia, la sezione nazionale dell'associazione scientifica che studia il Picco del Petrolio e le sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, è moderatamente ottimista alla luce dei risultati elettorali.


«Essere ottimisti dopo queste elezioni è veramente difficile, ma il segnale dell’affermazione del Movimento 5 Stelle, dal punto di vista delle questioni riguardanti energia e ambiente, è incoraggiante. Tantissima gente è venuta a contatto con un punto di vista non convenzionale, non veicolato attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali.

Non mi considero un raffinato analista politico, ma mi aspetto che si torni a votare molto presto, magari entro un anno. Nel frattempo, mi auguro che il PD riesca a mettere in piedi un governo con un programma formato da punti che possano essere approvati dai 5 Stelle. Alcuni potrebbero riguardare provvedimenti di qualità sul piano energetico. Parlo di eliminare la follia delle nuove trivellazioni nel mare di Sicilia, per esempio. (Per le nuove trivellazioni si veda qui e qui) Una maggiore attenzione per la transizione verso le rinnovabili potrebbe, poi, scatenare un meccanismo virtuoso per un cambio di paradigma che significa una differente elettrificazione delle città e nuovi modelli di trasporto. La sinistra potrebbe essere costretta a fare la sinistra, a considerare le istanze favorevoli alla società nel suo complesso, senza mettere sul piatto della bilancia gli interessi delle grandi oligarchie e delle corporation che hanno governato incontrastate gli ultimi 25 anni. Non si può negare che un certo industrialismo di sinistra è stato complice di questo stato delle cose.
La situazione del pianeta è drammatica. L’economia dovrebbe passare per l’ecologia, bisogna che qualcuno lo capisca in fretta, altriment i sarà la natura a spiegarcelo. Abbiamo una finestra di tempo abbastanza limitata per dare il nostro contributo affinché nel nuovo parlamento siedano persone con una visione realistica del panorama energetico e ambientale. La prima cosa da fare sarebbe riformare profondamente la SEN (Strategia Energetica Nazionale: posizione di ASPO, posizione del chimico Vincenzo Balzani), almeno per il capitolo trivellazioni. Ho la sensazione che le nuove concessioni siano state date dal governo tuttora in carica ai soliti gruppi di potere in cambio di qualcosa che non ci hanno raccontato. Altrimenti non ci sarebbe ragione di andare a scomodare i pochi milioni di tonnellate di petrolio custoditi nel nostro sottosuolo.
Confindustria giocherà un ruolo importante (e il sindacato e il sistema bancario ...). Le recenti polemiche, riproposte da Chicco Testa, sui contributi concessi al fotovoltaico non sono casuali. Hanno costruito una capacità elettrica, basata sul turbogas, superiore a quella necessaria perché è stata pensata prima del calo dei consumi, dovuto alla crisi, e senza considerare l’esatto apporto delle energie rinnovabili al fabbisogno energetico del Paese. Ci sono varie entità che, periodicamente, ci sottraggono un pezzo di sovranità con la scusa che ce lo chiede l’Europa, o lo chiedono i mercati. Non abbiamo più il controllo su come produrre l’energia che ci serve, sul cibo che mangiamo, sull’acqua che beviamo, sulla moneta che usiamo (Per gli aspetti di politica economica si vedano gli eccellenti contributi di Lidia Undiemi, Alberto Bagnai e Loretta Napoleoni). Francamente ci hanno rotto i coglioni.
L’affermazione del M5S credo si possa leggere come una manifestazione di volontà popolare. Magari saranno un po’ naive, magari sprovveduti su alcune questioni, ma determinati a capire come stanno le cose. Sono cittadini come noi, stanchi di delegare le scelte a segreterie di partito che ragionano sulla base di documenti calati dall’alto (la troika = Fondo Monetario Internazionale + BCE + Commissione Europea). Cittadini che vorrebbero riacquistare voce in capitolo e vengono bollati come sprovveduti. Occorre rispondere: “Siccome siete provveduti voi, e si è visto cosa avete fatto, lasciate parlare gli sprovveduti”. Non sono iscritto al Movimento 5 Stelle, ma quando la gente inizia a fare domande e a proporre qualche risposta, le cose non possono che migliorare».



domenica 17 marzo 2013

Commenti della Domenica #2

1. Rifiuti

Gli inceneritori sono una delle tante follie economicamente convenienti. I rifiuti diventano una risorsa, il che implica che più se ne producono meglio è. La retorica dei nostri amministratori nel propugnare la raccolta differenziata è evidente. Devono sapere, e bisogna ripeterglielo quotidianamente, che nessuno li perdonerà mai di aver messo a repentaglio la salute dei nostri figli e dell'ambiente per un pugno di dollari. Fortunatamente nei prossimi decenni la pressione per il riuso e la riparazione degli oggetti, il riciclo dei materiali, la riduzione del loro consumo, diventerà tale da rendere economicamente, socialmente e politicamente obsoleti gli inceneritori, perché tecnologicamente lo sono già, mentre ecologicamente sono una follia. Ma evitarne la costruzione significa anche evitare un ulteriore spreco di risorse.

Progetto del nuovo inceneritore di Selvapiana.

2. Gli scandali del Papa

Bufale, mezze bufale e assurdità. L'assurdità è quella di pretendere che un Papa diventi il paladino di battaglie laiche. Il problema non è la Chiesa che indica i peccati, ma la politica italiana, cioè quell'incrocio transpartitico di baciatori di pantofole, che a volte (ma alla fine dei conti senza neppure tanto successo vista la recente fine della legge 40) vorrebbe rendere quei peccati altrettanti reati. Ma, ora che si conferma nella scelta del nome di Francesco, l'adesione all'ideale di Chiesa di San Francesco d'Assisi, sarà interessante vedere in quali aspetti questa adesione si concretizzerà. In particolare sarà interessante vedere se questo Francesco parla davvero con gli animali, e magari, non solo con uccelli e lupi, visto che anche gli invertebrati che sembrano aver bisogno di pace. Cioè se si metterà in discussione l'antropocentrismo violento che contraddistingue molte religioni monoteiste ed è una delle basi dell'ecocidio in atto. Sarà anche interessante vedere se, e quando, probabilmente sotto la spinta dei fedeli e non certamente della gerarchia, la Chiesa, non certamente il Vaticano, arriverà a concepire una salutare fine (anche per il creato) della crescita demografica e smentirà la stupidissima apologia delle famiglie numerose, la cui ideologia conigliosamente riproduttivista necessita contrasto e non certamente tutela.



3. Grillo

Sto leggendo l'interessante libro di Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini sul Movimento Cinque Stelle. Mi ha colpito un passaggio in cui si riportano le accuse contro Grillo per aver "infangato" la memoria di Biagi, quello della omonima legge sulla flessibilità ammazzato dalle Brigate Rosse. Si tratta dello stesso tipo di ragionamenti che ha portato alla santificazione di un vecchio arnere dell'Italia democristiana. Non è che se uno viene ammazzato deve per forza aver fatto tutto bene, e che tanto meno le sue azioni non debbano essere criticate, anche pesantemente. Si potrebbe rivoltare la frittata affermando che la violenza omicida (e stupidamente tale) delle Brigate Rosse ha fatto molti danni ai deboli e nessuno al potere. Colpiscine uno per aiutarne 100.

4. Continuano a crederci

Continua il programma di Public Relations delle compagnie petrolifere per dimostrare che le "nuove" tecnologie di estrazione, che tanto nuove non sono, ha definitivamente sbufalato la teoria del Picco del Petrolio. Con la consueta puntualità The Oil Drum (TOD) e Gail Tvenberg in particolare, spiegano come mai le nuove fonti petrolifere non sono come le vecchie in quanto per esistere hanno bisogno di quel prezzo alto del barile che ha messo in crisi il mondo industrializzato. Presto uscirà sul blog di ASPO-Italia la traduzione dell'articolo in cui Gail Tvenberg spiega le 10 ragioni per cui un alto prezzo del barile è un problema enorme (stay tuned).
Molto interessante l'articolo che su TOD descrive lo sviluppo delle nuove trivellazioni in Nord Dakota, quelle dell'idro-fracking. Secondo quanto dice l'autore (pseudonimo: Heading Out) le trivelle devono lavorare a tutta forza e moltiplicarsi continuamente per mantenere la produzione al livello raggiunto poco dopo l'inizio dello sfruttamento del sito, perché per ciascun pozzo la produzione sale rapidamente e, raggiunto un massimo, inizia a decrescere inesorabilmente. L'angosciosa immagine che usa Heading Out per descrivere la strategia del fracking in Nord Dakota, è quella della Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie:

« Ora, in questo luogo, come puoi vedere, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto ...»

Si tratta dello "scenario della Regina di Cuori" proposto in gennaio, sempre su TOD, da
Rune Likvern. Tutti articoli che dovrebbero essere tradotti per essere debitamente meditati da politici, giornalisti, divulgatori, strateghi ecc.



5. Crescita senza fine.

Intanto, infatti, il mito della crescita senza fine continua ad essere il paradigma di riferimento di ogni futurologia. A questo proposito consiglio l'ascolto delle due lezioni di storia dell'Africa, con considerazioni sul suo possibile futuro, del prof. Giampaolo Calchi Novati sulla webradio Oltreradio. A prescindere dal valore dell'iniziativa di Oltreradio (da seguire) le lezioni di Calchi Novati sono interne al paradigma corrente. Ad esempio non considera minimamente gli effetti che i cambiamenti climatici avranno nelle zone tropicali e subtropicali. E' sempre la solita storia: l'attesa che i paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, seguano il cammino percorso in passato dalle nazioni industriali, a prescindere dai limiti che gli ecosistemi pongono ad un simile tipo di sviluppo.

domenica 10 marzo 2013

I Commenti della Domenica. #1

Cina. Addio alla politica del figlio unico. Che bello! Una ventata di libertà nell'ultimo bastione del comunismo capitalistico. Inizia la Grande Guerra Demografica, le armi sono gli uteri delle donne, il fine è far si che le poche centiania di milioni di sopravvissuti al collasso ecologico siano dell'etnia giusta, la propria. Da paura.





Chavez. Morto Chavez si scopre che Cuba dipende per il 60% del proprio bilancio energetico dal petrolio venezuelano. E quelli che strologavano sul fatto che Cuba aveva superato il picco dopo il crollo del muro di Berlino? Da approfondire.

Bersani e i suoi 8 punti, secondo voi se non ci fosse stato Grillo avremo visto un programma così ardito al punto di prevedere una rinegoziazione dell'euro? Da seguire.

Futurologia. Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, continua a pubblicare articoli di futurologia. Nel numero di questo mese, insieme alla descrizione di una possibile guerra nucleare nel 2024, alle soluzioni geoingegneristiche per il cambiamento climatico, e ad altre amenità tecnologiche come le macchine volanti e i calcolatori del futuro, c'è anche una presentazione di come saranno i viaggi interstellari e di come procederà la colonizzazione dello spazio. La conclusione è che dovremmo cominciare subito facendo basi extraterrestri per imparare a farci crescere piante, animali e bambini. Da ridere.

lunedì 4 marzo 2013

Repetita iuvant.

Lo so che lo ripeto da quasi dieci anni, ma ritengo che sia uno di quei dati da non dimenticare perché meglio di ogni altro testimonia l'insostenibile peso della nostra specie sulla biosfera. I dati sono presi dalle opere di Vaclav Smil e a proposito di essi, non ho trovato ancora alcuna smentita. La "torta" raffigurata qui sotto riporta le percentuali delle biomasse di vertebrati sul pianeta. Ricordo che i vertebrati sono una divisione tassonomica (cioè della classificazione animale) che include: mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi. Per biomassa qui si intende, secondo le definizioni dei manuali di ecologia, massa della sostanza vivente, che viene misurata in vari modi che approfondirò altrove. In questo caso la biomassa è, appunto, limitata ai vertebrati.

Fra gli animali domestici vanno messi ovviamente Bovini, Suini, Ovini, Pollame, ecc.. Penso che le percentuali riportate siano anche in rapida evoluzione, è probabile, ad esempio, che quella dei vertebrati marini: pesci e mammiferi marini, sia in diminuzione.


Dunque l'uomo e i suoi animali domestici rappresentano oltre 3/4 dell'intera biomassa dei vertebrati.

mercoledì 27 febbraio 2013

Cinque stelle nella notte.

L'Italia è ingovernabile perché i partiti tradizionali hanno fatto analisi e dato indicazioni e speranze che non hanno nulla a che vedere con la realtà. La realtà è che la crisi economica in atto non è curabile con il rilancio della crescita, ma con la presa d'atto che la crescita non è più possibile. Andava detto e va ripetuto! Le società di vecchia industrializzazione non possono (nè devono) crescere ulteriormente, quello che devono fare è prendere atto di aver già superato quell'optimum di consumo oltre il quale c'è solo degrado sociale ed ecologico senza alcuna contropartita, e attrezzarsi alla realtà di un'economia statica se non in decrescita, nella quale non si guarda più alla performance del PIL, ma alle condizioni generali dei cittadini. Le società di vecchia industrializzazione non possono più crescere perché devono lasciar crescere ancora un po' le altre e la pressione dei 7 miliardi di uomini sul pianeta è già oltre la soglia sostenibile. Prendendo atto della biofisica del pianeta e del fatto, scientificamente incontrovertibile, ma politicamente ancora non accettato, che l'economia è un processo biologico, si comincia a capire meglio quello che è, e quello che non è possibile.
La lista delle cose impossibili l'ho fatta mille volte e ve la risparmio.
Quella delle cose possibili deve essere urgentemente messa nei programmi politici.

L'Italia è ingovernabile, ma non lo è più di altri paesi. Come si diceva un tempo è l'anello debole della catena. Ingovernabile è l'intero sistema umano. Le diverse insostenibilità si compongono casualmente. Appaiono come insostenibilità economiche e politiche, ma sono adagiate su una insostenibilità ecologica strutturale. Troppi individui e troppi consumi. Troppo Homo sapiens per un solo pianeta. Concentrarsi sugli effetti superficiali della crisi è sbagliato e fuorviante. Si deve andare alla radice, dunque essere radicali. I Radicali storici quelli di Marco Pannella, oggi, si occupano con nobiltà e competenza di fenomeni marginali (la condizione dei detenuti e della giustizia), ma qui fra poco, se non si fa nulla, passeremo dalle carceri agli Stadi (non quelli della domenica, ma quelli di Pinochet) e poi ai campi di detenzione (anzi in parte ci siamo già con i CIE).

Ieri è entrata nel parlamento italiano una forza politica magmatica e innovativa (finalmente una volta si può usare il termine senza timore di cadere nella retorica) che promette di essere aperta e attenta alle istanze che provengono dalla società. Una forza che ha già manifestato una certa coscienza dell'insostenibilità ecologica della nostra società. Naturalmente si sono già scatenati contro questa forza tutti i luoghi comuni e le paure amplificate e guidate da un'informazione che fa ormai interamente parte dell'oligarchia di potere, senza eccezioni (a parte la rete).
 
Il nostro impegno di scienziati preoccupati (e quindi fuori dal giro oligarchico) per una situazione che mette a rischio il futuro dei nostri figli e nipoti è aiutare questo movimento e nei casi in cui si pensa che sbagli incalzarlo perché si corregga. Mettiamoci umilmente a disposizione per quanto è possibile, scendiamo dalle torri d'avorio dell'accademia che è comunque destinata a marcire nella propria supponente inutilità.

giovedì 14 febbraio 2013

Mo' bbasta.

Oggi alla pagina 27 di Repubblica (rubrica: Attualità. sic!) c'è un articolo di Pietro Del Re intitolato: Giungle, abissi e animali rari, il mondo che resta da scoprire. Mi sono detto subito: ma lasciatelo coperto! Con la scusa di studiare la biodiversità andiamo a piantar chiodi, a far buchi, a raccogliere, uccidendoli, esemplari di nuove specie, a pesticciare, strappare, metter sottosopra i cosiddetti "paradisi inviolati". Una nevrosi incurabile. Lasciamo qualcosa di incompiuto, lasciamo qualcosa nel mistero. Altrimenti, come ormai succede a me da anni, l'unico momento di rapimento sarà per tutti guardare il cielo stellato, sempre che non sia invisibile per l'inquinamento atmosferico e luminoso.

Il fascino che suscitano film come Avatar, al di la della trama abbastanza trita, è dovuto agli effetti speciali come sostituti di qualcosa che abbiamo perso per sempre. La natura selvaggia che ci portiamo dentro e che fra poco avremo distrutto interamente.



Come diceva un mio amico romano in un diverso contesto, era di fronte a qualcuno che gli ricordava i vantaggi della crescita economica che ci ha sollevato dalla indigenza: "si d'accordo, ma mo' bbasta!".


venerdì 1 febbraio 2013

La sfera di cristallo. Chi fa previsioni si sbaglia. Chi non ne fa si abbaglia.


 
In questi giorni un post di previsioni per il 2013 scritto da Antonio Turiel sul suo blog e tradotto sul blog di Ugo Bardi, mi ha indotto a riflettere un po' sugli ultimi dieci anni. Nel 2003 infatti fui svegliato da Ugo sulla questione del Picco del Petrolio e sulle sue conseguenze. Ho già parlato di questo "risveglio". Da quel momento ho indubbiamente fatto parte della schiera delle Cassandre e dei catastrofisti. Reazione normale in un mondo pieno di Pangloss e, militando in un partito, quello radicale, nel quale i Pangloss mercatolatri (il mercato è sempre bello e risolve sempre tutto e comunque lo risolve meglio dello Stato) sono particolarmente attivi (se non necessariamente maggioritari) la malattia si è aggravata.

Non ho sbagliato a essere catastrofista perché se si combinano le informazioni che vengono dal campo di quelli che si occupano di limiti delle risorse con quelli di coloro che si occupano di limiti della popolazione, impronta ecologica, e capacità di carico è chiaro che la catastrofe è in atto.

Ho sbagliato a volte nei toni e sicuramente nei tempi. Sono in buona compagnia, ma non mi consola. Il problema dei toni lo lascio da parte perché è essenzialmente un argomento legato alla capacità retorica di cui sono particolarmente sprovvisto.
(Qui retorica è usato in termini positivi come "arte del convincere" con parole adeguate. A volte oggi sconfina nella demagogia, ma non è questo il significato che voglio dargli).

Personalmente non mi aspettavo che il sistema nel suo insieme fosse abbastanza robusto da incassare i colpi ricevuti da un lutro di crescita ininterrotta del costo dell'energia sfociata in una crisi finanziaria globale nella quale siamo ancora impantanati.

Non mi aspettavo neppure che il diniego del problema sistemico del superamento della capacità di carico del pianeta, determinato da consumi insensati di risorse da parte di una cospiqua minoranza (20%) e da una popolazione strabordante, fosse una caratteristica sociale e culturale così resistente. Perfino fra noi picchisti, limitisti, aspisti, rientrodolcini, descrescenti ecc molti argomentano con raffinatezze intellettuali su come il problema dell'impronta ecologica non sia il numero di persone (cioè la popolazione) ma i consumi di quel 20%. Belle parole: terzomondiste, politicamente corrette, redistributiviste, buoniste, cattocomuniste, clerico-conservatrici, liberiste e luogocomuniste. Tutti insieme a dire la natalità non è un problema il problema sono i cattivi che sono anche consumisti. Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se i consumisti nord-occidentali e giapponesi decidessero di smettere di consumare. Di botto. Lasciamo perdere, questo potrebbe essere l'argomento per altri 217 post.

Quello che mi interessa in questo post è iniziare a parlare dei miei (nostri?) errori invece di provare, come fa Turiel (per altro studioso di grande valore) a farne di nuovi.

L'errore principale è stato determinato dall'ignoranza e dalla paura. Ignoranza in campo storico ed economico e la paura di quello che poteva succedere. Intendiamoci, come ho detto, penso che si sia in fase di catastrofe conclamata, ma sono i tempi che ho (abbiamo?) sbagliato. Non è che quelli che mi dicono che siamo ancora in configurazione BAU (Business as Usual) come dieci anni fa risultino molto convincenti: lo vadano a chiedere al numero crescente di disoccupati, e di quelli che muoiono di fame, e di quelli che non respirano a Pechino, ecc ecc

Nel 2003 ero convinto che nel giro di 5-10 anni la mia vita sarebbe cambiata in modo radicale. Non sapevo bene cosa immaginarmi, ma l'idea era che il mondo sarebbe cambiato talmente velocemente che ci sarebbero state probabilità molto alte di perdere il lavoro per il fallimento dello Stato (a tutti i mercatolatri faccio presente che io con il mio stipendio pago dei privati per i loro beni e servizi, non è che pago altri impiegati pubblici perché stiano seduti a grattarsi), e che mi sarei trovato a difendere un pezzo di terra per crescere una parte del cibo per la mia famiglia e per me. Si sa, il catastrofista oscilla fra l'impegno e il survivalismo.

Troppi fra noi cercavano ogni giorno le notizie che confermavano il collasso imminente. Alcuni aspettavano a breve la fine dell'egemonia USA (crf GEAB), e la fine della UE (Nicole Foss), altri il collasso del capitalismo (tutti i comunisti), altri ancora la catastrofe climatica accellerata. In campo economico, energetico ed ecologico ogni notizia era presa a pretesto per confermare una visione di rapido deterioramento del sistema.

Invece? Invece la situazione è brutta, ma s'ha da patì con lentezza. E' solo una questione di tempi. Credo di aver sbagliato di un fattore 5 nella previsione dei tempi in cui l'accelerazione del deterioramento sistemico sarà tale da modificare tanto la vita della maggior parte degli abitanti del primo mondo da determinare qualche rivolgimento socio-economico che ci permetterà di dire che veramente tutto è cambiato.

Quindi invece, di 5-10 anni a partire dal 2003 avrei dovuto pensare ad un intervallo di 25 anni nel caso peggiore, mentre nel caso migliore (maggiore resilienza del sistema) 50. Nel mezzo va sempre bene. Così me la sono cavata e ho spiegato come mai non sono capace di fare una previsione e non sono lo strologo di Brozzi.

Certo che le notizie sono tutte brutte.

0) La popolazione umana continua a crescere alla velocità di 70 milioni di individui all'anno, cioè 192mila persone al giorno, 7990 all'ora, 2 al secondo. E di fronte a questo chiunque parli di diritti delle donne, di contraccezione et similia viene rintuzzato in un angolo da destra e da sinistra, e  anche dal centro, perché viola qualcosa o non tiene conto di qualcos'altro. Lasciamo perdere ... per ora.
1) La fertilità dei suoli è in regresso mentre l'erosione avanza. Il sembra sia dovuto al fatto che stiamo pagando vari fattori: i cambiamenti climatici, l'ipersfruttamento dei suoli da parte dell'agricoltura industriale e la cattiva qualità agricola dei suoli di più recente dissodamento che, al contrario di quelli delle zone temperate, sono meno ricchi di nutrienti e, una volta denudati dalla protezione vegetale, si erodono rapidamente.
2) Un numero crescente di popolazioni animali è in regresso. Essenzialmente tutte tranne quelle che servono agli uomini o quelle che direttamente o indirettamente l'uomo favorisce. Esempio eclatante il collasso delle popolazioni ittiche che dopo decenni di pesca industriale rischiano l'estinzione.
3) La produzione di petrolio è ufficialmente sostenuta da nuovi tipi di petrolio che hanno minor contenuto energetico (per unità di volume, cioè per barile) e maggiore impatto ambientale (consumo di risorse e inquinamento). Il petrolio sta facendo da trasmettitore dalla crisi ecologica a quella economica.
4) La crisi petrolifera non ha modificato il tasso di emissioni globale in una situazione in cui ogni anno diventa sempre più chiaro che il trend climatico segue le previsioni più fosche e non quelle più ottimistiche.
5) ...................................................................................................................................
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N) Ieri a Milano dei ragazzi si sono scontrati con la polizia per qualche ragione legata all'arrivo di Mario Ballotelli.