lunedì 18 gennaio 2016

Omaggio a Jonathan Swift

di Jacopo Simonetta

Questo blog è dedicato alla memoria del reverendo Thomas Robert Malthus.   Grande amico personale di David Ricardo,
Fra una tazza di the ed bicchierino di sherry i due avevano capito molto di come funzionavano i rapporti fra economia e popolazione.   Come tutti i pionieri, si erano sbagliati su molte cose, e d’altronde il mondo è cambiato non poco da allora.
Tuttavia alcuni punti dei loro ragionamenti rimangono validi a distanza di quasi due secoli.
Il primo è che, se non si interviene per limitare volontariamente la natalità, la crescita demografica sarà più rapida delle crescita economica, condannando la maggior parte della popolazione ad una miseria sempre più nera.

Il secondo è che la crescita demografica aumenta l’offerta di mano d’opera minando il potere contrattuale delle classi lavoratrici.   In pratica, sostenevano che, in assenza di adeguate misure, un aumento dei salari avrebbe causato un aumento della popolazione, il che avrebbe portato ad una nuova riduzione dei salari.   In pratica, i salari erano per natura nell'ordine di grandezza della mera sopravvivenza del lavoratore con la sua famiglia.   Un miglioramento, quando possibile, sarebbe stato temporaneo.
Il terzo punto era che, aumentando la popolazione di un paese, l’unica alternativa al disastro del medesimo era la massiccia emigrazione del surplus, il che non faceva che trasferire il disastro sulla pelle di altri popoli incapaci di difendersi.    La storia non ha fatto che confermare tragicamente questa previsione.    La marea montante in Europa è dilagata verso est e verso ovest travolgendo tutto ciò che poteva ostacolarla.

Tutti questi punti sono stati negati e ridicolizzati negli anni ruggenti della petrolizzazione dell’economia.   Per una trentina d’anni, infatti, la crescita economica è stata più rapida della pur esplosiva crescita demografica ed il povero Malthus fu postumo oggetto di ogni dileggio.    Trascorso qualche decennio ancora, dagli armadi in cui erano state relegate, queste osservazioni sono però  tornate a tormentare le nostre coscienze.     Diamo un’occhiata all'andamento dei salari ed alle offerte di impiego per i giovani da una decina d’anni a questa parte.   Si tratta di una crisi passeggera, come molti asseriscono, o di un ritorno alla normalità?

Vedremo, ma cosa c’entra Swift in tutto ciò?

C’entra molto perché il punto fondamentale di tutto ciò è che LA CRESCITA DEMOGRAFICA CONDANNA IL POPOLO ALLA MISERIA.  Una cosa che l’Irlandese aveva capito bene cent’anni prima di Malthus e del suo ancor più illustre amico.
Anch'egli pastore anglicano, Swift è famoso come romanziere, ma da grande scrittore qual’era, osservava la realtà con una rara perspicacia.   E la descriveva con lucidità.

Nel 1729 pubblicò un libello dal titolo “Una modesta proposta: per impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro Paese e per renderli utili alla comunità”.
Una lettura che consiglio a tutti coloro che non sono deboli di stomaco.   Immediatamente stroncato dal pubblico e dalla critica che forse non capì il disperato sarcasmo dell’opera, o forse perché lo capì anche troppo bene, ad oggi rimane una lettura volutamente disturbante.   E per una buona ragione.   Niente è più tragico del destino di un popolo che si scontra brutalmente con il limite di capacità di carico del proprio territorio.
In poche pagine Swift realizza uno dei primi (forse il primo) capolavoro dell’humour noir della letteratura europea, descrive con spietato realismo le condizioni di vita dei poveri d’Irlanda ed indica senza mezzi termini le cause di tutto ciò: l’avidità dei ricchi e la stupidità dei poveri.   In particolare, con il suo inconfondibile stile, dice chiaramente che la riproduzione forsennata condanna senza remissione possibile i poveri alla miseria.   Qualunque cosa accada.
Swift morì senza figli e lasciò il cospicuo patrimonio che aveva accumulato come scrittore alla città di Dublino, ma non per nutrire i poveri, bensì per costruire il primo manicomio d’Irlanda (una realizzazione di assoluta avanguardia a quell'epoca).   Spiegò nel testamento che un manicomio era l’istituzione più necessaria in un paese di pazzi.



sabato 16 gennaio 2016

Demografia e migrazioni.

di Jacopo Simonetta

Esiste una ristretta nicchia di persone che ritengono che il sistema economico globale attuale stia entrando in collasso e che questo provocherà conseguenze terribili sul piano sociale e politico.   Non sono molti, ma il loro numero sale, ma mano che l’evidenza dei fatti smentisce le promesse e le previsioni di chi, viceversa, sostiene che la crescita economica tornerà presto a risolvere tutti i nostri problemi.
Ma se c’è una cosa difficile per i “picchisti” è applicare le proprie idee non solo a scenari globali relativamente astratti, ma anche alle singole situazioni che si pongono “qui ed ora”.   Specialmente quando queste esigono risposte pratiche con conseguenze reali che coinvolgono direttamente le persone.  
Per fare un esempio, un conto è analizzare i dati globali per dire che la Terra è pesantemente sovrappopolata in ogni suo più remoto anfratto.   Un altro è decidere della vita propria ed altrui.    Perché di questo si tratta quando si parla di politiche demografiche.    
Queste si articolano infatti su tre livelli: controllo della natalità, controllo della mortalità, controllo dei flussi migratori.

Non è un caso se solo il primo livello (la natalità) ha avuto e continua ad avere un minimo di attenzione, sia pure con difficoltà.   Si tratta infatti di decidere se eventualmente impedire a qualcuno che ancora non esiste di venire al mondo.   Non si chiede a nessuno di andarsene all'altro mondo per aiutare i suoi compatrioti terrestri a restare in questo. 
Gli altri due aspetti, la mortalità e le migrazioni, sono invece assolutamente tabù per la buona ragione che, anche solo a parlarne, evocano sofferenza e morte.   Due fatti che sappiamo (o dovremmo sapere) imprescindibili dalla vita, ma che la nostra cultura e la nostra paura ci portano ad ignorare.   Eppure, nel mondo contemporaneo, un eventuale controllo delle nascite sarebbe certamente utile in alcuni paesi, ma in moltissimi casi sarebbe invece secondario o addirittura trascurabile, rispetto al ruolo determinante che oramai rivestono la mortalità e le migrazioni.

Ben sapendo di rischiare di offendere qualcuno, vorrei qui cercare di parlare del più appariscente dei due fattori demografici sopra citati: le migrazioni.
Sono queste un fenomeno antico quanto la nostra specie.   Quando in una zona si raggiungono limiti di sovrappopolazione, un certo numero di giovani parte a cercare una migliore fortuna altrove.  Se lungo la strada incontra popoli più agguerriti di loro, vengono uccisi.    Se viceversa incontrano territori poco popolati o genti meno agguerrite, si fanno largo ammazzando o sottomettendo gli autoctoni.   E’ esattamente in questo modo che l'umanità ha popolato l'intero Pianeta.    Ed è in questo modo che, durante tutto il XIX secolo, la traboccante popolazione europea è dilagata nel mondo intero.
Verso la fine del XX secolo, la situazione si è però rovesciata, con un crescente flusso migratorio verso l’Europa.    Il caso italiano è quello che ci riguarda più da vicino.

Durante gli anni ’80, la popolazione italiana si era stabilizzata attorno ai cinquantasei milioni e mezzo.   Poi, dall’89 (collasso degli stati comunisti) ha ricominciato a crescere grazie ad un’immigrazione dapprima modesta, poi sempre più intensa.   Una brusca accelerazione avvenne nel 2002, anno di approvazione della leggendaria “legge Bossi-Fini” che, evidentemente, ha favorito e non ostacolato il fenomeno.   Solo nell'ultimo paio d’anni si è verificato un rallentamento, dovuto alla crisi economica che rende il nostro paese meno attraente.    Ma il precipitare delle situazioni ambientali e politiche in molti paesi ha portato proprio nel 2015 ad un nuovo picco di arrivi.
I dati aggiornati non sono molto chiari, ma siamo all'incirca sessantadue milioni, con un tasso di incremento di circa 300.000 persone all'anno (senza calcolare i clandestini che non figurano in alcuna statistica).

E’ un bene od un male?     
A mio avviso, una simile discussione può avere senso solo partendo da pochi, ma importanti capisaldi:

1 – Chi lascia il suo paese, normalmente, lo fa perché costretto dalla miseria, o peggio.   Perciò non bisogna nascondersi dietro un dito ed essere ben coscienti del fatto che negare l’ingresso a qualcuno significa danneggiarlo, spesso in modo molto grave.

2 – Le migrazioni di massa sono appena cominciate, nei prossimi anni e decenni non potranno che aumentare.   Non bisogna illudersi
che il fenomeno si esaurisca da solo; ben al contrario si aggraverà.
3 – L’Italia, come tutta l’Europa, gode di un alto tenore di vita grazie ad una serie di vicende storiche e meccanismi di mercato che finora ci hanno permesso di appropriarci di risorse estere e distribuire globalmente i nostri rifiuti.    Ma il sistema economico sta rapidamente cambiando ed almeno in parte implodendo.   La crisi economica in Italia peggiorerà ed il nostro tenore di vita subirà una drastico ridimensionamento.   Disoccupazione e povertà stanno diventando la nuova normalità per un numero di persone che non potrà che crescere, anche se non possiamo sapere quanto e quando.

4 - Al contrario di quanto avvenuto in passato, questo flusso migratorio avviene in maniera del tutto disorganizzata ed inerme.    Almeno per il momento, non esiste quindi il rischio di un'invasione, bensì quello di un rapido incremento di popolazione in territori già ampiamente sovrappopolati con conseguente aumento degli stress sociali ed ambientali relativi. 

5 – La stragrande maggioranza degli immigrati non arriva fortunosamente in barca, bensì tranquillamente in aereo.   L’enfasi sugli sbarchi è quindi in buona parte una strategia di marketing politico.   Sia da parte di coloro che sono favorevoli, sia di coloro che sono contrari all'accoglienza.

Di fronte ad un fenomeno di questa portata e durata, le autorità pubbliche e le forze politiche non hanno trovato di meglio che applicare la ben nota “San Gennaro Help Me Procedure”.    Che consiste nel far entrare quasi tutti e lasciare che poi si arrangino senza dare troppo nell'occhio. 
Nel caso di persone giunte con mezzi di fortuna, come i famigerati “barconi”, per decenni chi riusciva ad approdare da qualche parte veniva parcheggiato da qualche parte.   Quindi si aspettava che si stufasse di aspettare non si sa che e si desse alla macchia, togliendo l’incomodo.   Fine del problema.
Non è polemica.   A livello accademico internazionale, si parla apertamente di un “modello Mediterraneo” descritto esattamente in questi termini.
Poco dopo che Francesco è asceso al Soglio Pontificio (combinazione?) la prima parte di questa procedura è stata però modificata.    Le autorità non si limitano più ad aspettare la gente per parcheggiarla da qualche parte, bensì la vanno a cercare per mare, mobilitando a tal fine imponenti mezzi, fra cui i rimasugli della Marina Militare.   Ovviamente, ciò ha contribuito a favorire un brusco aumento delle partenze e, quindi, anche dei naufragi.

Ora mi domando:   Visto che il governo ha deciso di facilitare in ogni modo possibile l’arrivo di migranti, per quale motivo continuare a finanziare la malavita organizzata ed attivare un costoso sistema di soccorso in alto mare?   Un sistema che, fra l’altro, riduce, ma certo non elimina i naufragi?

Molto più semplice, economico ed efficace sarebbe istituire linee regolari di traghetti.   Per i migranti rappresenterebbe una vera sicurezza ed un risparmio; per noi un considerevole risparmio di denaro pubblico ed un incremento di lavoro.   Per la malavita organizzata la fine di un’attività redditizia.
Why not? 

domenica 10 gennaio 2016

Un tabù che ha bisogno di continue conferme.



Il fatto che la popolazione umana su questo pianeta sia ingombrante è un fatto che a me sembra evidente. Si possono fare tutti i distinguo e le raffinate analisi sociologiche ed economiche che si vuole. Resta il fatto che Homo sapiens e le sue specie alleate, animali e vegetali, stanno imponendo all'intera biosfera un'estinzione che ha già le caratteristiche delle altre cinque accertate nel passato. Se si crede nel messaggio che ci da la misura dell'impronta ecologica si può affiancare al numero di umani i loro consumi pro-capite e, argomentare (correttamente) sul fatto che il 90% della popolazione è meno influente del 10% più ricco. Se ne può trarre conclusioni politiche importante e, spesso, condivisibili, sulla necessità della redistribuzione. Benissimo. Ma questo non toglie che il tema della sovrappopolazione non possa essere messo in un angolo e dimenticato. Nemmeno se a farlo cerca di convincerci la rivista scientifica Nature con un articolo in cui mette fra i miti scientifici anche quello della sovrappopolazione. Bisogna far ricorso a tutte le doti di pazienza disponibili per non sbottare di fronte alla caterva di banalità con cui la giornalista scientifica Megan Scudellari affronta il tema della popolazione. Il principale argomento è che in realtà la crescita demografica non è più esponenziale. Come se notare questo dato di fatto fosse una prova che il problema della popolazione non esiste più. Come se, inoltre, ci fosse qualcuno di serio che lo nega. Una crescita esponenziale, come quella demografica della prima parte del secolo scorso, non può reggere in eterno e il fatto che ad un certo punto inizi a rallentare è un segno che qualcosa la sta ostacolando. Noi abbiamo qualche idea su cosa sia questo qualcosa: il raggiungimento dei limiti fisici del pianeta. Insomma l'articolo di Scudellari non è altro che un poutpourrì di quanto orecchiato dalla demografia ufficiale, quella accademica che aveva dato già prova di se anni fa sull'altra rivista scientifica di massimo grido: Science.

Questo eterno ritorno dello "sfatamento del mito della sovrappopolazione" è sempre ben accolto in almeno tre ambienti culturali e politici: l'insieme dei religiosi (da noi prevalentemente i cattolici di destra e di sinistra quasi senza distinzione), gli economicisti delle due scuole principali, keynesiani e liberisti, perché l'invecchiamento della popolazione è il loro incubo peggiore, e i social- comunisti che pensano che potremmo anche essere 10-20 miliardi purché fossimo tutti santi nella società liberata dalle classi e, finalmente, diventata il paradiso in terra. Una bella alleanza non c'è che dire per combattere la quale ci vuole tanta più cocciutaggine in quanto ci si scontra con un avversario molto più potente. Per questo, ritornando al vecchio nome che evocava il rev. Robert Thomas Malthus, ripartiamo con questo blog un po' provocatorio, ma altrettanto sentito da chi lo scrive.

sabato 14 febbraio 2015

Egoisti!

Apprendo che parlando in Piazza San Pietro, non so quando ne me ne frega più di tanto, Papa Francesco ha detto che chi non fa figli è egoista.

Le cose tornano a posto, questi leader religiosi sono incurabili. Tornando dalle Filippine (paese in grave crisi da sovrappopolazione) aveva detto qualche parola ragionevole. Ora fa due passi indietro.

La stupidità di accusare di egoismo chi non fa o fa pochi figli è pari solo alla stupidità di chi ci crede (non in Dio per carità quella è una cosa privata degna di ogni rispetto, e io la rispetto) ma nel fatto che sia egoista chi non fa figli e altruista chi li fa.

Queste posizioni possono nascere solo da una mente prescientifica che affonda le radici nell'ignoranza di come funziona il mondo. E' infatti vero il contrario, fare figli risponde alla più egoistica delle pulsioni: tramandare i propri geni (egoisti). L'altruismo è il sesso ricreativo e socializzante, possibilmente promiscuo e libero da condizionamenti etici che non siano il rispetto degli altri.

I veri altruisti, anzi benefattori, sono i gay o i single che sono disposti all'adozione. Sono i benefattori perché per puro amore si prendono carico della natalità altrui per semplice amore o bisogno di amore. Roba che nemmeno nel medioevo. E invece gli è impedita perché: SIA MAI UN BAMBINO HA BISOGNO DI UNA MAMMA E UN BABBO.

Per la stessa ragione sono altruisti uomini e donne sterili che adottano piuttosto che sottoporsi alla stupidissima tortura tecno-farmacologica chiamata fecondazione medicalmente assistita. Pratica che, in nome delle libertà individuali, ho difeso di fronte al fondamentalismo cattolico, ma che continuo a considerare una forma patologica di accanimento procreativo.

Ma poi che siano ancora i preti a parlare di sesso.

Evidentemente anche le religioni non aiuteranno mai ad affrontare la crisi ecologica se non attraverso la retorica della povertà che va benissimo a chi povero non è. Caro Francesco di tutto cuore vai ... a spigare.

martedì 20 gennaio 2015

I cattolici non sono conigli.

Finalmente un papa dice qualcosa di ragionevole sulla riproduzione. Essere cattolici non significa fare come conigli. Intendiamoci moltissimi cattolici, la stragrande maggioranza, era già su questa linea da tempo. Ma ci sono minoranze agguerrite e influenti che predicano il contrario (vedi Neocatecumenali, Associazioni famiglie numerose ecc..)

Sarà interessante vedere come reagiranno a questa presa di posizione di Papa Francesco.

Va bene affidarsi alla divina provvidenza, ma a tutto c'è un limite.


lunedì 29 dicembre 2014

Litanie catastrofiste e picchiste. Un genere letterario.

Spesso si sente sostenere, anche da parte di valenti scienziati, che il problema ecologico creato dall’uomo ha radici antiche. Lo abbiamo detto spesso, l’uomo ha sviluppato un livello di opportunismo ecologico che gli ha permesso di colonizzare praticamente qualsiasi ambiente naturale dal deserto del Shara alle zone perennemente ghiacciate a nord del circolo polare artico.
Facendo questo ha sconvolto gli equilibri ecologici sia per quanto riguarda la fauna che la flora. Causando estinzioni di massa della macrofauna e sconvolgimenti botanici anche in epoco preistorica. Con l’avvento della pastorizia e ancor più dell’agricoltura ha iniziato a modificare i cicli biochimici e in particolare la chimica dell’atmosfera. Tutto vero, ma non si può fingere di ignorare che in assenza del flusso di energia abbondante e facilmente raggiungibile (e dunque economicamente a buon mercato) il tasso di crescita della popolazione sarebbe rimasto a livelli di raddoppio di diversi secoli. Questo significa che se sulla Terra non si fossero verificate le condizioni per la formazione dei combustibili fossili, estrapolando il tasso di crescita pre-fossili (0,1%), la stessa popolazione attuale si sarebbe raggiunta oltre il 4000 d.C. Va bene, le estrapolazioni non sono mai concesse. E infatti non ne facciamo una questione d’onore, vogliamo solo dire che, indicativamente, il tasso di crescita demografico umano prima della scoperta dell'uso dei combustibili fossili, cioè con la rivoluzione industriale, era sostenibile nell’ordine del millennio e oltre. Ovviamente è stato anche un bene trovare questa straordinaria risorsa perché è noto che la stragrande maggioranza degli uomini fino alla rivoluzione industriale vivevano in condizioni miserevoli. Il problema è che abbiamo trasformato questa risorsa in rifiuti di varia natura e popolazione. Invece di estendere un benessere ragionevole ad un numero ragionevole di uomini ci siamo comportati come una colonia di batteri in un disco di Petri.

Di fronte a questi fatti è evidente che gli elefanti nella stanza sono due: popolazione e consumi (di risorse). Non solo la popolazione, non solo i consumi. L'ho sempre sostenuto e continuerò a farlo.

Dispiace vedere che gli amici e compagni di Rientrodolce oggi classifichino chi si occupa delle risorse e dei loro consumi, e degli effetti che questi hanno sulla popolazione, in pratica ASPO, come facenti parte del "genere letterario catastrofista- picchista". Un simpatico colpetto molto radical chic portato nell'ultimo numero di Overshoot, bollettino periodico dell'associazione (che, peraltro ha fondato il sottoscritto quando era segretatio di Rientrodolce). 

Il passaggio che non mi è piaciuto è questo:

Qui non si vuole recitare le litanie delle rovinose catastrofi ecologiche conseguenze delle attività umane in ogni parte del globo. Esiste già un vero genere letterario chiamato catastrofista o picchista, declinato sia in qualità che in quantità.
 
A parte il colpetto inutile e un po' stupido il numero 7 di Overshoot è consigliabile e tutto da leggere.

Dispiace ancora di più il non aver ricevuto risposta dopo aver criticato il passaggio in questione nella mail list dell'associazione.

Su quale base si fonda questo disprezzo malcelato dietro il velo di ironia?

Sul fatto, credo, che esiste un argomento tabù, quello della sovrappopolazione, e un argomento ampiamente dibattuto, quello delle risorse e dei loro vari picchi. Argomento debole perché i due temi si rinforzano a vicenda. E' ovvio che esiste uno scotoma enorme di molti, quasi tutti, gli ambientalisti nei confronti del tema demografico, ciò non toglie che rispondere ad uno scotoma con un altro non aiuta in nessun modo. Serve solo a erigere muri dove si dovrebbe sviluppare il confronto. E il confronto, di solito, non si fa partire con il complesso di superiorità. E soprattutto non definendo il lavoro di chi si occupa di picco delle risorse un genere letterario che recita litanie sulle catastrofi ecologiche.

Un'uscita veramente infelice.

Luca Pardi.

giovedì 18 dicembre 2014

Crescisti contro decrescisti: e se avessero ragione entrambi?

di Jacopo Simonetta.

Mentre l’uscita dalla crisi sfuma in un futuro sempre più leggendario, ribolle lo scontro ideologico e verbale fra coloro che perseguono un rapido ritorno alla “crescita” e coloro che, viceversa , predicano una qualche forma di  “decrescita”.
Due campi quanto mai vari, spesso con posizioni nettamente diversificate al loro interno.   Tuttavia vi sono alcuni punti condivisi dalla maggior parte di coloro che perseguono l’una o l’altra di queste strategie.
Ben inteso, lo scopo qui non è quello di tentare una critica a tali posizioni, bensì quello di far rilevare che alcune delle conclusioni sostenute nei campi avversi sono in realtà perfettamente compatibili fra loro.   Guarda caso le più sgradevoli da udire e pensare, ma anche quelle che meglio descrivono lo scenario più probabile nel prossimo futuro.   In ogni caso, la direzione verso cui le classi dirigenti di tutto il mondo stanno dirigendo il pianeta.

Schematizzando all'estremo,  alcune delle posizioni sostenute dai fautori della crescita  si possono così riassumere:

1 - La crescita economica è l’unica medicina efficace contro la crisi economica, l’esplosione del debito e la miseria.
2 - La decrescita comporta necessariamente una riduzione nella produzione di beni e servizi che ridurrebbe  il benessere,  generando una spirale deflattiva potenzialmente devastante.   Come la crescita è un sistema a retroazione positiva, lo è anche la decrescita; il rischio di uno sprofondamento esponenziale delle attività economiche è quindi molto concreto.
3 – L’attuale economia riesce a mantenere oltre 7 miliardi di persone, la maggioranza delle quali neanche troppo male ed un miliardo circa decisamente bene.   Un’economia globale in decrescita non potrebbe fare altrettanto.
4 - Un paese che optasse per decrescere si porrebbe alla mercé dei suoi vicini:   potere economico, politico e militare dipendono direttamente dalla crescita.
5 - La crescita economica indefinita o, perlomeno ancora per molto tempo, è possibile perché il progresso tecnologico aumenta costantemente l’efficienza con cui possiamo sfruttare le risorse.   Inoltre, l’aumento dell’efficienza produttiva ed il progresso consentono di ridurre gli impatti ambientali.   Anzi, solo una robusta crescita economica può rendere disponibili i finanziamenti necessari per gli interventi di tutela ambientale (riduzione delle emissioni clima-alteranti, bonifica di siti contaminati, parchi e riserve naturali, ecc.).
6 – L’economia globalizzata è l’unica che può fornire beni e servizi del tipo attualmente corrente e da molti ritenuti un diritto.   Ad esempio cure oncologiche, assistenza pensionistica, ricerca e sviluppo, prodotti tecnologici, internet, soccorsi internazionali in caso di calamità e molti altri.

Sull'altro lato della barricata, le posizioni sono ancor più variegate, ma vi è un largo consenso su alcuni punti:

A - La crescita economica è la causa della crescita demografica e dei consumi che hanno portato l’umanità oltre la capacità di carico del pianeta.
B - La decrescita è l’unica strategia possibile in un mondo sovrappopolato e sovra sfruttato.   Ogni ulteriore crescita economica e demografica sarebbe catastrofica, ma anche il mantenimento dei livelli attuali non è sostenibile.
C – Gli attuali livelli di produzione agricola ed industriale sono possibili solo grazie alla disponibilità di quantità pressoché illimitate di energia altamente concentrata e molto a buon mercato.   Una situazione storicamente anomala destinata a scomparire con il peggioramento qualitativo delle risorse sfruttate.
D - Un paese che optasse per la decrescita si troverebbe avvantaggiato rispetto agli altri in quanto pre-adattato all'inevitabile periodo di scarsezza prossimo venturo.   Anzi, probabilmente già iniziato.
E - Il progresso tecnologico è una concausa della nostra situazione.   Aumentando l’efficienza con cui le risorse vengono sfruttate, ne provoca un maggiore e non un minore depauperamento.
F - L’aumento sia della produzione di beni e servizi che dell’accumulo e conservazione di informazione comportano inevitabilmente una crescente dissipazione di energia e dunque di entropia.   In ultima analisi, la Terra non sta morendo per carenza di risorse, ma per eccesso di entropia (Global Warming, Mass extinction, epidemic riots, ecc. ne sono solo alcuni degli effetti).
G – L’economia globalizzata si disintegrerà man mano che si ridurrà il  flusso di energia che la ha generata, organizzare economie locali saldamente radicate sul territorio è l’unica risposta possibile.

Due posizioni razionali e coerenti, ma inconciliabili.   Così almeno pare, ma se entrambi avessero ragione al 50%?   Osservando bene, vedremo che alcune delle proposizioni sopra riportate sono reciprocamente incompatibili, ma altre no.   Facciamo dunque l’esperimento di sceglierne 3 per ogni elenco e metterle insieme:

A - La crescita economica è la causa della crescita demografica e dei consumi che hanno portato l’umanità oltre la capacità di carico del pianeta.
2 - La decrescita comporta necessariamente una riduzione nella produzione di beni e servizi che ridurrebbe  il benessere,  generando una spirale deflattiva potenzialmente devastante.   Come la crescita è un sistema a retroazione positiva, lo è anche la decrescita; il rischio di uno sprofondamento esponenziale delle attività economiche è quindi molto concreto.
C – Gli attuali livelli di produzione agricola ed industriale sono possibili solo grazie alla disponibilità di quantità pressoché illimitate di energia altamente concentrata e molto a buon mercato.   Una situazione storicamente anomala destinata a scomparire con il peggioramento qualitativo delle risorse sfruttate.
4 - Un paese che optasse per decrescere si porrebbe alla mercé dei suoi vicini:   potere economico, politico e militare dipendono direttamente dalla crescita.
F - L’aumento sia della produzione di beni e servizi che dell’accumulo e conservazione di informazione comportano inevitabilmente una crescente dissipazione di energia e dunque di entropia.   In ultima analisi, la Terra non sta morendo per carenza di risorse, ma per eccesso di entropia (Global Warming, Mass extinction, epidemic riots, ecc. ne sono solo alcuni degli effetti).
6 – L’economia globalizzata è l’unica che può fornire beni e servizi del tipo attualmente corrente e da molti ritenuti un diritto.   Ad esempio cure oncologiche, assistenza pensionistica, ricerca e sviluppo, prodotti tecnologici, internet, soccorsi internazionali in caso di calamità e molti altri.
G – L’economia globalizzata si disintegrerà man mano che si ridurrà il  flusso di energia che la ha generata, organizzare economie locali saldamente radicate sul territorio è l’unica risposta possibile.

OK, è solo un esercizio a tavolino, nulla di più.   Ma direi  che basti eliminare l’idea che ci debba necessariamente essere un modo per salvare la nostra pelle ed il nostro benessere perché il quadro diventi  molto più chiaro e coerente da entrambe le prospettive.

“Meditate gente, meditate”.