venerdì 14 giugno 2013

Trashed.

L'altro ieri sera mi telefona un collega, chimico, e mi dice che sta tornando dalla Prima fiorentina di Trashed, il film documentario diretto da Candida Brady sui rifiuti e l'ambiente. Francesco, persona di cui ho grande stima, è particolarmente ... colpito e mi dice semplicemente: devi vederlo. Questo non è un fatto secondario. Oggi come oggi trovare scienziati e tecnici che si preoccupano di inquinamento, ambiente, e di tutti i problemi legati alla crescita economica non è così semplice. Ancora meno semplice è trovare scienziati che ci mettono un po' di passione ed intelligenza emotiva. Trovi molti tecnici ambientali, generalmente più realisti del Re. Trovi Esperti, Espertoni ed Espertissimi che si occupano di problemi "puntuali", cioè circoscritti, e regolarmente, oltre a pensare di studiare la cosa più importante del mondo, hanno la soluzione Tecnica in tasca. Purtroppo quella soluzione tecnica si rivelerà un nuovo problema. Ma intanto l'implementazione di quella soluzione tecnica ha ulteriormente devastato il territorio con nuove infrastrutture e nuove emissioni (Nota: l'inglesismo "implementazione", che fra tutti gli inglesismi è uno di quelli che maggiormente mi irrita, viene dall'ambiente ingegneristico che, naturalmente, eccelle per la produzione di soluzioni tecniche innovative, che aumentano la produttività e la competitività del paese, rilanciando la crescita. Amen).


Capita che ieri sera l'associazione Valdisieve e l'associazione Verso Rifiuti Zero organizzavano la proiezione di Trashed e quindi ci sono andato. Andatelo a vedere anche se penso che per i lettori di questo blog non avrà contenuti di cui sono ignari. Impressionante comunque.

Il problema dei rifiuti si risolve in un solo modo, riducendoli a zero.
-E' impossibile- dice il tecnico sapiente.
- Possibilissimo purché si voglia - dico io (e tutti quelli che si occupano del problema senza fare da agenti promotori dei gestori del ciclo dei rifiuti)
Il primo passaggio è interiorizzare e socializzare il concetto che i rifiuti non riciclabili naturalmente sono un problema e NON UNA RISORSA. Tipicamente le plastiche, di cui molto si parla nel film, e la cui accumulazione in forme diverse nei mari rappresenta una catastrofe già pienamente in atto.

- Ci sarà sempre una parte che dovrà essere incenerita - Dice il tecnico competente.
- A parte il "sempre" (che non fa parte di questo mondo) posso convenire che negli anni a venire sarà necessario bruciare qualcosa- dico io - Ma questo servizio non deve essere fonte di profitto, deve essere gestito in perdita a carico della collettività in proporzione alla produzione di rifiuti di ciascuno.

Questa dovrebbe essere la risposta immediata (non la soluzione) politica al problema dei rifiuti.

19 commenti:

  1. Direi, non solo "a carico della collettività in proporzione alla produzione di rifiuti di ciascuno", ma anche e soprattutto a carico di coloro che producono beni capaci di generare a fine vita una quantità elevata di rifiuti che il consumatore è suo malgrado costretto a produrre/eliminare.
    Mi occupo di imballaggi, sono uno scienziato chimico, non mi considero tra gli "Esperti, Espertoni ed Espertissimi", ma sicuramente sono tra quelli che "si occupano di problemi "puntuali", cioè circoscritti". Non credo affatto di "pensare di studiare la cosa più importante del mondo" con regolarità, ma forse perchè non mi considero tra gli Esperti, etc, etc., ma certo quello che riesco a volte a trovare è una limitata "soluzione Tecnica", la cui ampiezza nelle ricadute è certamente piccola e quindi può stare "in tasca". Ma da qualche parte si deve pure cominciare. La sfida da vincere, concordo, è quella di riduzione dei rifiuti, più che di riciclo (cosa di cui mi occupo), ma perchè il servizio di raccolta, di separazione e incenerimento dei rifiuti non sia fonte di profitto, il cambiamento deve essere politico e non può essere lasciato al semplice cittadino. Non tutti poi hanno le competenze per capire che la busta con cui ci è arrivata una bolletta per poter essere messa nel sacco di raccolta della carta, deve essere separata dalla finestrella in plastica attraverso la quale si legge il nostro nome e indirizzo.
    sb

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    1. Sono abbastanza d'accordo, infatti io non demonizzo le soluzioni tecniche, alle quali al contrario sono interessato, ma dico che non sono sufficienti. Un mio professore all'università, di medio valore, ma non un cretino, diceva che il problema ambientale NON è UN PROBLEMA POLITICO, MA TECNICO. Lui, come quasi tutti, tirava l'acqua al suo mulino: depurazione, incenerimento, bonifica sono tutte "soluzioni tecniche" che fanno soldi per alcuni e PIL da sbandierare per la politica. Io al contrario dico che il problema è tutto politico. Le soluzioni tecniche si scelgono sulla base di una scelta politica.

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    2. Sono d'accordo anche sul fatto che il carico deve essere messo all'origine cioè sui produttori di beni.

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  2. Un tempo si guardavano male gli utensili da lavoro di provenienza sovietica o est germanica. Si diceva: sono grossolani, pesano troppo... e molte cose simili si dicevano anche per i prodotti e le apparecchiature elettromeccaniche. In quel territorio c'era però una legge che imponeva almeno 25 anni di durata per i beni prodotti. Bisogna considerare che la produzione di un bene comporta una spesa di risorse ed energie che nel "reciclaggio" non vengono recuperate ma bensì aumentate infatti per reciclare un semplice pezzo di ferro bisogna rifonderlo, trasportarlo in fonderia ecc ecc. Credo che si debba iniziare a considerae che il modello economico è insostenibile (pensare a crescita infinita è come pretendere di mettere infinita acqua in una bottiglia) e che la terra è solo un'astronave in viaggio nell'universo con risorse limitate. Non è un film di fantascenza ma solo realtà.
    P.G.

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  3. Non è sostenibile produrre un bene pensando al suo riciclo. Il riciclo o il riuso è pensato solo per ciò che ormai è in circolazione e che andrebbe in discarica o incenerito.
    Comunque ci sono anche molte attività, ben lontane dalla produzione e dall'uso della plastica, dalla metallurgia etc. che sono fortemente inquinanti, perchè generano scarti non riassorbibili dal sistema. La produzione dell'olio per esempio, o del vino. Gli scarti sono già raccolti.
    sb

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    1. SB, sulla seconda parte sono d'accordo e lo sai. Sulla prima no. Ci sono fantastiglioni di leggi inutili che stabiliscono standard inutili su come devono essere fatte le cose. Non vedo perché non si possa progettare in funzione della durata. Tecnicamente e politicamente è possibile. Economicamente forse, in questo paradigma economico non lo è. Ma se non organizziamo la transizione la transizione avverrà per via naturale. O meglio la transizione sta già avvenendo per via naturale quello che dobbiamo fare è organizzare la ritirata.

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    2. i beni sono già progettati per durare a lungo. Siamo noi che li facciamo durare poco seguendo mode, pubblicità e quant'altro. Provate ad accendere un vostro vecchio cellulare....funziona ancora. Quanti di voi però lo usano?....si certo qualcuno scriverà io si, ma sono pochi.
      sb

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  4. Il primo passo dovrebbe essere quello di caricare OBBLIGATORIAMENTE sul prezzo dei prodotti il costo economico integrale del loro smaltimento, ed anzi in generale del loro impatto ambientale (ci sono beni che viaggiano per mezzo mondo, senza nessuna necessità).
    Solo così la gente capirebbe il costo effettivbo di quello che compra e verrebbe naturalmente orientata verso i prodotti meno inquinanti, in quanto, per logica conseguenza, meno costosi.
    Il convincimento è utile, ma spesso è il portafoglio che modifica i nostri comportamenti quotidiani.
    E sono le tante piccole cose quotidiane che fanno la differenza.

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    1. la leva fiscale è il toccasana ed infatti la stanno usando dal 2008. Alla gente del pianeta non importa nulla, ma del soldo eccome.

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    2. Edoardo Quaquini14 giugno 2013 18:55

      Il problema è COME fare.
      Perché non ci sono soluzioni convincenti in merito. Se pesi la spazzatura prodotta, la gente la nasconde e la getta nei fiumi. Se incentivi (detassando almeno parte della tarsu) il conferimento dei rifiuti speciali alle apposite "isole ecologiche" (per evitare che la gente getti nelle fogne l'olio di frittura, per fare un esempio) la leva economica è troppo bassa (e alzarla comporta spese insostenibili).
      Per non parlare dei costi per i controlli...l'inps sta riducendo del 90% le visite fiscali per risparmiare dato che spende più a farle di quanto non ci rimetta pagando chi è in malattia truffaldinamente!
      Se fai costare di più i beni più inquinanti girando DIRETTAMENTE i soldi ricavati in un apposito fondo (per il riciclaggio, le bonifiche etc etc) il rischio è che comunque chi l'ha pagato poi se ne freghi dello smaltimento.
      E' un bel vespaio, tenuto conto di com'è il nostro paese.
      Com'era bella l'epoca dei vuoti a rendere! Oggi sarebbe difficile tornare a qualcosa di simile, ci si può provare ma è dura.

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    3. Edo, fortunatamente non tutto il mondo è l'Italia.

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  5. Corollario:
    Ogni soluzione porta nuovi problemi!
    Esempio se una persona deve nutrirsi (problema), questa mangia (soluzione), ma poi deve lavare i piatti (nuovo problema).
    Non fare nulla che è la cosa più grave: Se uno non mangia il problema è migliaia di volte più grave!
    Molto più grave che lavando i piatti anche se questa implementazione di questa soluzione tecnica produce un ulteriormente devastatamento del territorio con nuove infrastrutture e nuove emissioni, ovvero una cosa contro la sopravvivenza dell'individuo come non mangiare.
    Bisogna cercare allora la miglior soluzione e non solo quella più comoda.
    Nota: sono perfettamente d'accordo con l'autore.
    Ciao

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  6. Il nodo, siore e siori, è il profitto che induce ad estrarre risorse naturali e a trasformarle in merci rapidamente obsolescenti e-o da mettere ipso facto nel secchio dei rifiuti (penso ai contenitori di plastica che compriamo insieme ai pomodori del supermercato).

    Finchè il profitto sarà la pietra angolare dell'organizzazione economica e sociale, non c'è santo: continueremo a produrre rifiuti, non si può chiedere ad un sistema di amputare una parte di se stesso. La monnezza è ricchezza, la ricchezza è monnezza...

    La gestione ragionevole delle risorse e dell'ambiente (=la sopravvivenza del genere umano, visto come stanno le cose) impone il superamento della logica del profitto. L'unica risposta possibile al problema dei rifiuti è politica e non gestionale.

    Lo dice una che, quando arriva la bolletta, toglie la finestrella trasparente (vedi il primo commento) prima di mettere la busta nella raccolta differenziata della carta

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    1. per me puoi smettere che va tutto nell'inceneritore

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  7. Sono d'accordo che è difficile usare correttamente la leva economica pro-ambiente e che ci sono mille difficoltà e controindicazioni, ma la strada da percorrere è quella e in molti altri paesi del mondo lo stanno già facendo con ragionevole soddisfazione (sto leggendo PIANO B 4.0 di Lester Brown, che di esempi ne fa a bizzeffe).

    Per esempio, si potrebbe provare a tassare PESANTEMENTE ed ALL'ORIGINE tutte le fonti energetiche inquinanti.
    I controlli fiscali sarebbero semplici, perchè si tratterebbe di tassare le grandi compagnie che trattano questo tipo di energia, mentre alla base sarebbe l'aumento del prezzo della benzina e derivati a far calare naturalmente il loro consumo.

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  8. In attesa di soluzioni più rinnovabili, e con uno stato perennemente affamato di denaro(forse più di ogni altro stato), la soluzione più efficace, non senza traumi, sarebbe quella di tassare ciò che non è rinnovabile, all'origine. Fossili in generale, detersivi, chimica per l'igiene e la pulizia della casa, tutto ciò che costa poco e produge danni ambientali maggiori del prezzo offerto al mercato. Lavare i piatti con sola acqua riscaldata dal sole avrebbe un impatto davvero minimo.
    Mimmo.

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  9. ho letto tutto, riprendo solo una parte scritta da Lumen che riassume un pò il pensiero comune:




    Se da un lato concordo, dall'altro non mi sembra,come dire, "giusto" che ancora una volta sia il consumatore finale a dover essere (ancora e ancora..in Italia per ogni problema la risposta pare sia:Nuova Tassa) (tar)tassato.
    Vi spiego perchè.

    Io non sono ingegnere.non sono un'esperta in nuovi materiali,in Come Fare a creare soluzioni innovative per inquinare meno (esempio:un'automobile ad idrogeno,di cui tante volte ho sentito parlare).
    Tante volte ,quando prendo la macchina (vi sembrerà esagerato) mi sento quasi in colpa perchè vorrei muovermi senza inquinare,e parlando (con chi mi è più vicino) dico "caspita,ma perchè non ci danno un'auto ad idrogeno o che comunque usandola non inquini?"
    (ovviamente solo per quanto riguarda le emissioni mentre la usi,perchè già per produrla e poi smaltirla si inquina).

    Finchè posso non mi muovo in macchina,finchè posso prendo il treno.
    Ma alle volte è proprio inevitabile.
    Vi assicuro che non sono quella che esce per andare dal giornalaio con la macchina.
    La uso mooolto poco.
    E anche a casa cerco di usare "meno" di ogni cosa:meno acqua,meno detersivi,meno luce......meno tutto.

    Ma è impossibile NON usarle per niente.
    Dunque, io credo che anche se ci fosse (per restare sull'esempio della macchina) una soluzione per creare auto ad emissioni ZERO,credo che non ce lo direbbero finchè i grandi ricconi non si siano pappati tutto il petrolio che c'è in circolazione, arricchendosi e facendo respirare a noi gas venefici.
    Concordo che ci sono tanti che vivono da pecora e che non hanno il minimo interesse nell'ecologia,che hanno atteggiamenti da menefreghisti (basta che esco di casa e lungo la pista ciclabile in campagna vedo rifiuti gettati nel corso d'acqua che affianca la pista),
    ma da qui a tassare di più la benzina o altre cose che siamo costretti ad usare perchè non ci danno un'alternativa..non sono d'accordo.
    Che colpa ne ho io ed altri se non sappiamo che altro usare?

    Altra considerazione: possiamo migliorare quello che si vuole,tassare,usare mezzi avanzati......ma come disse una volta non ricordo chi, è tutto inutile:
    che senso ha usare lampadine a basso impatto, se ogni anno si accendono centinaia di migliaia di nuove lampadine?
    Occorre,insieme ad ogni innovazione, ANCHE il calo demografico.

    Dal trailer di Trashed, mi spiace perchè mi pare che non si accenni nemmeno alla necessità di un calo demografico (ripeto:insieme a tutto il resto che va fatto,ma anche il clo è una necessità).

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  10. p.s. è questo il pezzo scritto da Lumen che volevo riportare:

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