mercoledì 2 marzo 2011

Ecologia umana I

Mi sono sempre chiesto come mai la politica si disinteressi delle conoscenze accumulate dall'Ecologia. Inizio oggi una serie di post sull'ecologia umana che qualcuno può trovare interessanti mentre altri le troveranno abominevoli, la prova che la Scienza è al servizio di qualche potere oscuro alla ricerca del controllo globale dell'umanità. Citerò ampiamente il libro di Eugene P. Odum "Principi di Ecologia".

Ecologia Umana Applicata.

La biodiversità (diversità di specie) è una necessità, non solo un aspetto piacevole della vita.


Il concetto di riciclo deve diventare il fine più importante della società.

Aver capito che le risorse naturali e lo spazio vitale non sono illimitati, ma in uno stretto rapporto di mutua limitazione, ha portato ad una storica "rivoluzione di idee" che potrebbe significare che l'uomo è finalmente disposto ad applicare su vasta scala i principi del controllo ecologico. (questo Odum lo diceva all'inizio degli anni 70', oggi sarebbe molto meno ottimista. NdR)

Da solo la tecnologia non può risolvere il problema del sovrappopolamento e dell'inquinamento, devono diventare effettive le esigenze morali, economiche e legali che nascono dalla comprensione, da parte di tutti, che l'uomo e il suo ambiente sono un'unica cosa.

La Terra può tenere in vita più "corpi caldi"  mantenuti come animali domestici in pascoli inquinati (che includono gli allevamenti intensivi. NdR) che esseri umani degni di essere chiamati uomini, aventi il diritto ad un ambiente sano, alla libertà personale e alla ricerca della propria felicità.

Questi brani (scelti dal citato libro di Odum)  portano alla stessa conclusione: è arrivato il momento di controllare la popolazione umana e il consumo delle risorse da cui l'uomo dipende.

15 commenti:

  1. grazia perini2 marzo 2011 16:30

    Sono perfettamente d'accordo. Ma come non ricordare quella citazione dal film Matrix che dice che l'uomo vive, si riproduce, colonizza etc. esattamente come un altro organismo: i virus.
    Siamo forse questo?

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  2. Si Odum dice anche questo. L'uomo fino ad ora si è comportato come un parassita. Se dovessimo definire la dinamica della crescita della popolazione umana ci dovremmo definire come "specie infestante".

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  3. Essendo una specie vivente come le altre, è ovvio che anche noi tendiamo a consumare tutto il consumabile, solo per istinto riproduttivo.
    L'unica speranza è data dal fatto che siamo pur sempre l'UNICA specie che può percepire questo problema e quindi, se non risolverlo, almeno affrontarlo.
    Le altre specie non possono farlo (però è anche vero che non raggiungono i nostri livelli di distruzione dell'ecosistema).
    Molta gente è consapevole del baratro in cui stiamo precipitando, ma è ancora troppo poca e lo spazio di frenata è molto limitato.

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  4. Anche io pensavo ad un baratro, ora sono più incline a pensare ad una discesa, rapida, ma una discesa, questo innescherà (anzi innesca come si vede in Africa) sommovimenti sociali e determinerà un aumento indiscriminato della mortalità. In questi frangenti la vecchia classe dirigente sarà spazzata via, quella che verrà non so su quale base ideale fonderà la sua azione, ma non prevedo nulla di buono.

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  5. Lumen:

    «Essendo una specie vivente come le altre, è ovvio che anche noi tendiamo a consumare tutto il consumabile, solo per istinto riproduttivo.»

    Non so se per istinto riproduttivo, ma è un fatto che senza nemici predatori e senza limiti fisici una specie consuma senza freni tutto il consumabile. In natura esiste un certo equilibrio grazie alla concorrenza delle varie specie fra di loro.
    Quanto ai limiti ieri insormontabili della natura l'uomo è oggi in grado di superarli grazie agli straordinari progressi della scienza. Un esempio per tutti: i trapianti d'organo, quanto di più contro natura si possa immaginare (stranamente la Chiesa incoraggia i trapianti, ma continua a essere contraria alla procreazione assistita - perché "non naturale" !).

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  6. Lumen.

    «L'unica speranza è data dal fatto che siamo pur sempre l'UNICA specie che può percepire questo problema e quindi, se non risolverlo, almeno affrontarlo.»

    Probabilmente potrebbe affrontarlo e persino risolverlo se la specie davvero lo percepisse. In realtà siamo pochi, ancora troppo pochi che si rendono conto di questo problema e se ne preoccuppano. La "specie" ovvero la stragrande maggioranza dei suoi componenti è in tutt'altre faccende affaccendata. Io sento sempre tutti i giorni - ma non per modo di dire, proprio tutti i santi giorni e anche più volte al giorno - un solo discorso: la crescita. Incoraggiata in tutti i modi. L'incremento demografico non sembra allarmare quasi nessuno. Il fatto che ogni decennio ci sia un'India o una Cina in più non turba il sonno della specie.

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  7. Lumen:

    «Le altre specie non possono farlo (però è anche vero che non raggiungono i nostri livelli di distruzione dell'ecosistema).
    Molta gente è consapevole del baratro in cui stiamo precipitando, ma è ancora troppo poca e lo spazio di frenata è molto limitato.»

    Be' l'ipertrofia e il collasso si osservano anche in altre specie. A volte alcune distruggono il proprio habitat e poi naturalmente scompaiono. Non è già successo in qualche caso anche con gli elefanti?

    Molta gente? Non credo proprio.

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  8. @ L. Pardi

    Accidenti che catastrofismo! Ma come non condividerlo?

    Nel 2000 un economista e un ecologo* si chiedevano che cosa avremmo fatto dei 550 mln di veicoli che circolavano all'epoca nel mondo intero quando sarebbe venuta a mancare la benzina.

    In soli dieci anni il parco auto mondiale è salito a 900 mln e leggevo ieri in un giornale che TUTTI prevedono 2,5 miliardi di vetture per il 2025 (fra 14 anni !). Sono cifre semplicemente pazzesche, ma che tutti accettano senza fiatare. Marchionne si lecca i baffi, ma anche tutti i politici, gli economisti e anche i poveri cristi che le macchine le fabbricano davvero e sono anche felicissimi di poterle fabbricare. La ripresa dell'auto - fondamentale per TUTTA l'economia - è salutata da tutti con hip hip hurrà.

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  9. Non è, per l'umanità, più stimolante la sfida per liberarsi dei combustibili fossili che non quella di tenere in piedi il sistema attuale?

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  10. Grazia Perini4 marzo 2011 23:07

    Lo è, infatti. Ma non è l'umanità che comanda ma solo qualche anziano azionista... un anzionista!

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  11. Piccolo messaggio per Luca Pardi: ieri ho mandato un commento e sembrava recepito correttamente dal blog (era regolarmente visibile), ma oggi sembra sparito. E' un problema mio o è un problema del sito ?

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  12. Caro Lumen,

    dopo aver visitato Il fenotipo consapevole ti avevo inviato un commento che però non è passato.
    Ti lascio il mio indirizzo di email, magari si può comunicare al di fuori del blog.
    Ho trovato comunque la tua riscrittura dei vangeli deliziosa: Gesù avrebbe davvero qualcosa da imparare da un certo Lumen.

    serg.pas@bluewin.ch

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  13. Messaggio per Sergio: ti ringrazio per aver visitato (e a quanto pare gradito) il mio umilissimo blog. Purtroppo la mia posta elettronica, al momento, fa i capricci. Se vuoi mandarmi qualche messaggio direttamente nel blog (magari come commento al post più recente), sarò ben lieto di risponderti.
    Lumen

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  14. Fuori tema (ma non troppo).

    Un bell'articolo di Lidia Menapace su Italialaica - con un elogio di Malthus e un appello alla ragione (riproduttiva).

    http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=011352

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  15. Molto bello l'articolo della Menapace.
    E' sconvolgente che l'idea centrale di Malthus, ovvero che non si possa davvero sconfiggere la povertà senza bloccare l'incremento demografico, sia così ignorato per non dire osteggiato.
    Ma santo cielo: è così difficila da capire che le bocche in più si portano via tutto il maggiore sforzo produttivo ?

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